un profondo senso d'amore, un calore capillare che parte da dentro, dalla sfondata carne del mio corpo.
non riesco a mantenere la giusta postura. non avrei mai fatto la modella, lo si è sempre saputo.
io avrei scritto porcherie sul mio ventre sfondato. quando le bianche e rosse aspiranti infermiere sono entrate nella mia stanza
starnazzando, cercando copie di vanity fair e motivi per compatirmi, ho indossato gli occhiali da sole, brandendo un sorriso interno da professionista consumata.
stavo nel mio letto seria, attendendo i nuovi fendenti che mi avrebbero fatta guarire, nella consapevolezza di possedere un corpo in rivolta
ed uno spirito rassegnatamente disperato, come il mio primo e lontanissimo amore. nell'urgenza del dolore, desideravo solo dormire, avvolta dagli angoli di bocca del
mio consorte, come riso colloso adagiato tra foglie d'alga curativa: desideravo un sabato mattina di sole, a lasciarmi macerare, fragola nello zucchero.
la mia anima sul soffitto, ed il mio pesante corpo a puzzare e sudare sul letto, pregno di morfina e solditudine, aperto nuovamente, carne su carne, e metallo su
metallo, dentro al mio più recondito incubo. ed ora che i miei fianchi assottigliati vestono ancora quegli abiti antichi, ed il mio cuore può lasciarsi spremere,
nell'attesa della sera, di quell'amore luminoso che ogni dolore lenisce, un profondo senso di libertà, messo insieme in anni di attese e rattoppi, pianti e tremori,
adagiata nella sua mano, ed in quella del mondo.
non riesco a mantenere la postura. avrei solo potuto vivere, lo si è sempre saputo.

(la mia nuova vita, è qui)