un mondo d'oro vischioso,
girdato giù, dal balcone della vecchiaia.
un nonno con molti occhi,
tutti pieni di lacrime e conoscenza rurale
un nonno con molte mani,
che graffia la terra e morde il suo amore
fuori controllo
nella speranza che qualche vena salti
e la riporti alla vita.
un mondo d'oro e terra
portato giù, dal cordone del domani.
una nonna con molti cuori,
tutti pieni di infanti e microcosmi culinari
una nonna con molte vene,
che pulsa dentro se stessa aggrappata
al suo collo e al suo inferno
sentendosi andare
in preda all'amore.
con un fazzoletto nelle mani
"e solo l'amore, solo l'amore è quello che conta.
non li ascoltare, è solo l'amore"
e un mondo d'oro puro,
regalato sulle scale in un giorno di pioggia che ormai non c'è più.
(tu sei bella, tu mi hai cresciuta,
in un unico pomeriggio lungo 29 anni)
un profondo senso d'amore, un calore capillare che parte da dentro, dalla sfondata carne del mio corpo.
non riesco a mantenere la giusta postura. non avrei mai fatto la modella, lo si è sempre saputo.
io avrei scritto porcherie sul mio ventre sfondato. quando le bianche e rosse aspiranti infermiere sono entrate nella mia stanza
starnazzando, cercando copie di vanity fair e motivi per compatirmi, ho indossato gli occhiali da sole, brandendo un sorriso interno da professionista consumata.
stavo nel mio letto seria, attendendo i nuovi fendenti che mi avrebbero fatta guarire, nella consapevolezza di possedere un corpo in rivolta
ed uno spirito rassegnatamente disperato, come il mio primo e lontanissimo amore. nell'urgenza del dolore, desideravo solo dormire, avvolta dagli angoli di bocca del
mio consorte, come riso colloso adagiato tra foglie d'alga curativa: desideravo un sabato mattina di sole, a lasciarmi macerare, fragola nello zucchero.
la mia anima sul soffitto, ed il mio pesante corpo a puzzare e sudare sul letto, pregno di morfina e solditudine, aperto nuovamente, carne su carne, e metallo su
metallo, dentro al mio più recondito incubo. ed ora che i miei fianchi assottigliati vestono ancora quegli abiti antichi, ed il mio cuore può lasciarsi spremere,
nell'attesa della sera, di quell'amore luminoso che ogni dolore lenisce, un profondo senso di libertà, messo insieme in anni di attese e rattoppi, pianti e tremori,
adagiata nella sua mano, ed in quella del mondo.
non riesco a mantenere la postura. avrei solo potuto vivere, lo si è sempre saputo.
è a te che regalo la mia vita. è a te che regalo la mia ansia e le mie insicurezze. la mia angoscia e la mia insoddisfazione. la gelosia e la noia. le mie lacrime e le mie ragadi. è a te che regalo la mia vita. è a te che regalo la mia voglia di fare e le mie manie. la mia piega liscia e i miei sorrisi. la follia e l'energia. i miei fiori e le mie mani. è a te che regalo la mia vita, con le cuciture ed i diamanti. è a te che regalo tutta me stessa, ed il nostro unico accessorio: la luce.
Cominciarono ad amare anche l’autunno: il trionfo del vento che trascina e dei loro respiri gonfi di novità. Miao aveva dei ricordi, li costudiva come piccole lame fredde, pronte a ferire come spregevoli compagne di classe. Miao invece aveva scordato tutto, accatastando le addizioni di gioia e dolore tra i tizzoni dei bei tempi che furono (dove eri troia ed immensa musa). Nei corti giorni del sole di novembre, come questo per dire, si parlavano di occhi con occhi e stomaci in fiamme, aggrovigliati come fosse gennaio, come fosse la prima serata fantasy by britney spears (dove potevi essere tutti). Nel corto giorno del sole di novembre che è oggi si erano parlati in silenzio con le lacrime più umide del mondo, quelle della marie antoinette che entrambi erano, madri e padri di nanetti stipati dentro ad un armadio svedese in una stanza verde (dove potevi fare l’amore piano pianissimo). In pochi conoscevano la loro lingua wayfarer ed in molti la invidiavano (bramando di succhiarla per anni e giorni ed attimi), quasi tutti ne rimanevano affascinati, con gli angoli della bocca umidi, come cani di marca meticcia abbandonati alla grande distribuzione. Ogni giorno si innamoravano, come offerte speciali da louis vuitton, ed a volte si mordevano, per la sbadatezza di lei, per il nervosismo di lui, ed ogni morso era miele, miele a colare e tenere insieme indie rock e fucsia pop so ‘80s (il nostro cesso, la nostra testa). Così, incollati e kartell come nei migliori pezzi dei killers, in un micro giorno di november sun, cominciarono ad amare anche l’autunno: il trionfo del loro trascinarsi e brillare insieme scommettendo sul domani e sulla novità, dicendo questa è l’alba, questa è la nostra casa.
sono una caramella. un sogno a testa in giù. la risata che ti colpisce di sorpresa mentre stai vomitando. sono la luce del sabato mattina. sono i saldi in centro. sono la lingua di dracula. sono una vasca di martini. sono un albero di zucchero filato. sono menzogna sorridente. sono goth, un pò si un pò no. sono di tutti. sono di nessuno. sono mia.